domenica 23 marzo 2014

Diamo tempo al tempo!

Qualcuno mi sa dire come mai, nonostante la disoccupazione crescente, aumentano le persone che dicono di non avere mai tempo, per niente e per nessuno? Mi sarò rincitrullito, ma secondo me, ci deve essere qualcosa che non quadra! Persino i barboni si atteggiano a capitani d'industria indaffaratissimi, io mi sento proprio un pesce fuor d'acqua, un povero fesso, visto che non posso dire altrettanto! Avrò sbagliato qualcosa? O forse non è vero affatto che la disoccupazione sia in aumento? Magari sono menzogne spudorate, in realtà sarà vero l'incontrario, starà cioè diminuendo addirittura, stante il fatto che, come non mai, m'imbatto sempre più in persone continuamente indaffaratissime, almeno a parole, questo significa che la cosiddetta crisi è un'invenzione totale, partorita dalla mente bacata di certi disfattisti nichilisti fannulloni! Questi zuzzurelloni, allora la devono piantare di creare inutile ansia nell'opinione pubblica, anche i disoccupati in realtà sono occupati, anche se non si sa bene a far che cosa, ma è una quisquilia irrilevante! A giudicare dalle parole e dagli atteggiamenti, oggigiorno sembrerebbe esserci addirittura sovrabbondanza di occupazione, perciò non c'è alcunchè di cui lamentarsi, no? Sarò un povero disgraziato, però a me i conti continuano a non tornare affatto, evidentemente qualcosa continua a sfuggirmi, stante il fatto che l'occupazione, ovvero l'essere continuamente impegnati in multiformi attività di qualsivoglia natura, non importa se reali o fittizie, esplode letteralmente da tutti i pori, o così pare, nevvero? Spasmodicamente protesi a crearci degli impegni, perchè abbiamo paura di dover fare i conti col nostro vuoto interiore? Ennesima dimostrazione di egoismo e di egocentrismo, visto che tale modo di essere costituisce un debole pretesto per infischiarcene del prossimo? Realtà o finzione? Tutto nella norma? Sì, però che palle!!!

martedì 11 marzo 2014

Al ladro! Al ladro!

Ogni 2 minuti in Italia viene svaligiato un appartamento. Le forze di polizia sono impotenti e gli italiani si difendono e si armano come possono. Così almeno titolava enfaticamente, più o meno, la copertina del settimanale "L'Espresso" in edicola nei giorni scorsi. A parte il gusto simpaticamente perverso con il quale i mass-media nostrani contribuiscono ad alimentare le nostre psicosi collettive e di cui la copertina de "L'Espresso" costituisce un ulteriore, preclaro esempio, ci sarà senz'altro qualcosa di vero in queste affermazioni, però la mia personale, scontata, inevitabile conclusione è che, se non si viene derubati in una maniera, lo si viene in un'altra, ovvero non c'è scampo per nessuno! Giorni fa, mi son trovato a passare di fronte alle vetrine del negozio di una ditta di sistemi antifurto, "Fedeli", in viale Pietramellara, qui a Bologna. In una di queste vetrine, campeggiava un vistoso cartello nel quale si mettevano in guardia i potenziali clienti sul fatto che, le cosiddette chiavi a doppia mappa e relative serrature non siano più da considerarsi sicure, in quanto i ladri sarebbero dotati di attrezzature adeguate in grado di violarle in tutta rapidità e silenziosità, suggerendo di sostituirle prontamente con quelle a cilindro! Ma quanta premura disinteressata! Scommettete che fra un poco ci informeranno gentilmente che anche quelle a cilindro non sono sufficienti, 'suggerendoci' di sostituirle con quelle elettroniche? Dopodichè ci diranno che anche quelle elettroniche non bastano più, prospettandoci qualche altra diavoleria? Non bastasse l'incubo dei ladri in casa, ci dobbiamo far spennare come polli, ossia 'derubare' anche da costoro, semprechè ci restino ancora dei quattrini da spendere? Splendido! Qui l'unica cosa certa è che nessuno è al sicuro! Poichè i primi a sapere come violare i sistemi antifurto sono proprio coloro che li progettano, li fabbricano e li vendono! Questo è poco ma sicuro! Analogamente all'ambito informatico, nel quale coloro che creano i virus, sono i medesimi che ti appioppano il relativo antivirus (con quelli gratuiti volutamente fallosi e che, chissà perchè, ti rimandano sempre a una versione "pro", più evoluta e naturalmente a pagamento), state pur certi che fra ladri e ditte di antifurto esiste la medesima correlazione, cioè si aiutano gli uni con gli altri, dove ci sono i primi non possono che esserci i secondi e viceversa (altra categoria che ha tutto l'interesse a fomentare l'aumento generalizzato della criminalità, è ovviamente anche quella costituita dagli istituti di vigilanza privati). Se le forze di polizia vanno in malora, costoro senz'altro ne beneficiano! Ennesima riprova, se mai ce ne fosse ancora necessità, del fatto che, a questo mondo c'è sempre chi lucra sulle disgrazie altrui! Anch'io, poco più di una decina d'anni fa, subii un tentativo di furto in piena estate ed in pieno giorno, con me e mia madre anziana e malandata presenti in casa in quel momento, la qual cosa ci indusse ovviamente a far aggiungere, in seguito, un cancelletto metallico davanti alla porta dell'appartamento, con relativo, cospicuo esborso da parte nostra. Il fatto è che possiamo blindarci fino all'inverosimile, finanze permettendo, ma se ci pensate bene, otterremo soltanto il risultato opposto a quello sperabile, rendendoci, al contrario, sempre più vulnerabili e prigionieri di questo sistema di potere perverso, che non aspetta altro che renderci sempre più schiavi dei suoi voleri, complici anche i mass-media che in queste faccende ci vanno decisamente a nozze! Questa cosiddetta crisi si rivela sempre più una manna per i malfattori in generale! Arriverà mai il giorno in cui, prendendo finalmente coscienza del sistema aberrante in cui siamo precipitati, ci stuferemo finalmente di farci menare così sfacciatamente per il naso, ribellandoci e rovesciandolo una volta per tutte? Domanda retorica!

Illuminismo.

Dal lontano 1912, nella caserma dei pompieri della cittadina di Livermore, in California, è accesa pressochè ininterrottamente una lampadina elettrica assai particolare. Vi venne a suo tempo collocata in pompa magna dalle locali autorità, in quanto sancì l'arrivo dell'energia elettrica in quel ridente centro abitato. Rimase spenta alcuni anni fa, per una mezz'ora circa, il tempo occorrente per essere traslocata dalla vecchia alla nuova sede del corpo dei pompieri locale. Di questa particolare lampadina, ne hanno parlato anche riviste scientifiche dal taglio divulgativo, cioè adottanti un linguaggio chiaramente comprensibile ad un largo pubblico e non solo agli addetti ai lavori, normalmente reperibili anche in edicola, ultimo in ordine di tempo il mensile "Focus", che l'anno scorso, l'ha menzionata all'interno di un articolo concernente la cosiddetta 'obsolescenza programmata' di molti generi di consumo. Pare che il filamento di questa lampadina, ovviamente ad incandescenza, la cui unica cosa che la differenzi da quelle di ultima produzione è la sua potenza naturalmente molto più bassa, sia a base di fibra di carbonio anzichè del più consueto tungsteno, ma chiaramente non è stato possibile verificarlo, poichè per esaminarla, occorrerebbe praticamente distruggerla. Si sa per certo che lampadine di questo tipo non sono mai state messe in commercio (ma che strana coincidenza!), per contro si ha notizia che, in epoca meno remota, alcuni prototipi sono stati realizzati dalla Navra nell'allora Germania dell'Est. Comunque sia, la durata media delle lampade ad incandescenza, con il consueto filamento di tungsteno, prodotte all'inizio degli anni '20 del secolo scorso e regolarmente in commercio, oscillava fra le 10.000 e le 30.000 ore. Senonchè, nel 1924, negli Stati Uniti, ci fu una riunione a livello mondiale di tutti i produttori di lampadine, con conseguente formazione di un consorzio denominato "Phoebius", tramite il quale venne deciso, di comune accordo, di abbassare la qualità dei filamenti e quindi di diminuire la durata effettiva delle lampadine. Nel 1941, questo consorzio venne processato e condannato da un tribunale degli Stati Uniti, ma tutto questo non servì a un bel niente, poichè nel dopoguerra e precisamente nel 1948, i produttori si riunirono nuovamente e a furia di ulteriori abbassamenti qualitativi congiunti ecco che ci ritroviamo noi consumatori con la scadentissima qualità delle ultime generazioni di lampade ad incandescenza, alla mercè di un mercato sempre più immorale, pronto "premurosamente" a proporci, o meglio ad imporci delle "alternative" che, nel caso delle lampadine, trattasi principalmente delle alogene e di quelle cosiddette a risparmio energetico, sbandierandone la loro presunta maggior durabilità rispetto a quelle ad incandescenza (ma se avete letto con attenzione ciò che ho scritto in precedenza, ne potete desumere facilmente che si tratta di una pietosissima bugia). Queste ultime attualmente vengono prodotte esclusivamente nei tipi adatti per l'illuminazione interna di fornelli e frigoriferi, ma per il resto sembrerebbero essere sparite completamente dalla circolazione, purtroppo! Sarà anche vero che le nuove lampadine abbiano un'efficienza energetica e quindi dei consumi minori, ma sulla loro effettiva durata, nutrirei dei seri dubbi. A parte il fatto che il prezzo di un'alogena è mediamente il doppio di quello di una ad incandescenza, mentre quello di una a risparmio energetico è almeno il doppio di quello di un'alogena, queste nuove lampade mi sembrano presentare alcune idiosincrasie, per non dire proprio delle incompatibilità con gli impianti elettrici preesistenti delle abitazioni, a differenza di quelle di vecchio tipo, se a ciò si aggiunge il fatto che simili porcherie vengano prodotte in prevalenza nell'estremo oriente, il quadro è completo. Innanzitutto quelle cosiddette a risparmio energetico non tollerano la presenza di variatori di tensione e crepuscolari, non sopportano inoltre frequenti accensioni e spegnimenti ravvicinati, mentre quelle alogene che non dovrebbero soffrire di simili inconvenienti, sembrerebbero tollerare di più gli interruttori a pulsante rispetto a quelli a pressione, suppongo per via del leggero ritardo con cui i primi inseriscono o interrompono il flusso della corrente elettrica, almeno per quel poco che ho potuto constatare. Insomma, nel mio caso, avendo un impianto elettrico completamente rifatto con materiali di prima scelta da una ditta serissima, come testimoniato dal dettagliatissimo e completissimo libretto d'impianto (placche, prese, pulsanti, variatori ed interruttori sono della costosissima linea "Living" della B-Ticino), nell'anno di grazia 2000 e quindi non certo in epoca preistorica, con cavi elettrici dalla sezione di 4 mm. quadrati nella linea principale destinata alla cosiddetta "forza motrice" e da 2,5 mm. quadrati nella linea secondaria destinata all'illuminazione, quindi ben oltre le specifiche minime a norma europea che prescrivono rispettivamente cavi da 2,5 e da 1,5 mm. quadrati, usando, tra gli altri, anche alcuni faretti dicroici, pensavo erroneamente che, almeno con le alogene, non avrei dovuto avere grossi problemi, visto che quelle a risparmio energetico le avrei dovute, per forza di cose, stante la presenza di variatori, escludere a priori. E invece così non è stato, purtroppo stranamente l'impianto elettrico del mio appartamento sembra non gradirle affatto, non si accendono proprio, mentre se me le faccio provare nel negozio dove le ho acquistate, funzionano! A costo di risultare esagerato, le ritengo una vera e propria fregatura, alla fine. Siccome so che in molte case ci sono impianti elettrici ben più vetusti del mio, non dovrei essere l'unico ad avere simili problemi, o no? A questo punto mi sorge un dubbio, non è che l'immissione sul mercato di questi nuovi tipi di lampade al posto delle vecchie, ha come reale obiettivo recondito ma non troppo, quello di costringerci a spendere altri soldi per rifare nuovamente di sana pianta gli impianti elettrici, compresi quelli di epoca relativamente recente come il mio? Significa anche che dovrei sbarazzarmi di tutti i lampadari, piantane, appliques e abat-jour con interruttore a pressione, acquistate nel corso dell'ultima dozzina di anni? Non ci sarebbe affatto da meravigliarsi, poichè nell'era dell'imperante "usa-e-getta", è naturale che il mercato non abbia alcun interesse a fornirci di beni durevoli, in ossequio alla legge dell'obsolescenza programmata. Vi ricordate il recente esborso supplementare al quale ci hanno costretti con l'introduzione del digitale terrestre? Vi ricordate la balla della presunta inalterabilità e indistruttibilità del compact disc, al momento del suo lancio? Soltanto per menzionare le prime cose che mi vengono in testa! No? Allora siete proprio di memoria corta, perciò continuiamo pure a farci volutamente ingannare e spennare come polli, almeno fino a quando i soldi non finiscono, dopodichè ci facciamo un paio di risate, incuranti del fatto che tutta questa marea di rifiuti "usa-e-getta" creino notevoli problemi di smaltimento, riciclaggio ed inquinamento, con relativi costi che si ripercuotono sull'intera società, come già ampiamente testimoniato anche da varie fonti ben più autorevoli del sottoscritto! Consumate e vi ritroverete consumati! Il che è bello ed istruttivo!    

Pene più duro per gli stupratori.

Così titolava anni fa un quotidiano in prima pagina. Ovviamente trattavasi di un (curiosissimo) refuso di stampa, altrimenti quello sì che si sarebbe potuto definire un provvedimento veramente ficcante, studiato decisamente ad hoc! Anche quest'anno, tanto per cambiare, in occasione dell'8 marzo, ci siamo dovuti sciroppare per l'ennesima volta, questo tormentone ammorbante ed asfissiante del "femminicidio", con il quale ci triturano periodicamente gli attributi, queste suffragette sgallettate, con relativa esposizione di scarpe femminili rosse delle fogge le più disparate, per il sommo godimento di noi feticisti sfegatati, soltanto che così facendo, si scade regolarmente nel ridicolo, tanto per cambiare! A parte il fatto che mi sembra oltremodo insopportabile che la trasmissione di Serena Dandini, "Ferite a morte", ovviamente imperniata su questo cosiddetto "femminicidio", debba occupare contemporaneamente una rete televisiva (Rai5) e una radiofonica (Radiotre), bandendone per quella sera, chissà perchè, la consueta programmazione di musica colta, bazzecola irrilevante naturalmente (se penso che Radiotre poteva approfittare dell'occasione per trasmettere finalmente il concerto della rassegna "Rai Nuova Musica" del 1° marzo che non si sa ancora se e quando andrà finalmente in onda, per fortuna che quella sera mi ha soccorso Radiofd5), ma si sa che i compagnucci della parrocchietta sinistrorsa possono consentirsi questo ed altro, come esponente, volente o nolente, del genere maschile, non sono l'unico ad essere stuccato, nauseato ed offeso dal sentirmi in partenza considerato colpevole in quanto uomo, non solo stante il fatto che non ho mai torto un capello ad alcuno, uomo o donna che sia, ma soprattutto per via della vergognosissima ipocrisia che intride il concetto stesso di "femminicidio"! Come era solito replicare un mio conoscente, il quale, giustamente, ogni volta che sentiva delle donne sparare a zero sul genere maschile, faceva presente alle medesime, saggiamente, che tutti questi "uomini cattivi" non vengono messi al mondo dalla cicogna, ma dalle donne stesse, ottenendo così delle reazioni imbarazzate o irate dalle suddette, come prevedibilissimo (la stessa cosa è ovviamente capitata anche al sottoscritto, ogni qualvolta si trovava a dover replicare alla sedicente suffragetta femminista di turno). Inoltre (provatemi a dimostrare il contrario, se ci riuscite!) è noto che, nella stragrande maggioranza dei casi, le femmine si sciolgono come neve al sole, di fronte al mascalzone di turno, che tanto più è bastardo, tanto più fa strage di cuori donneschi, non parliamo poi se è danaroso ed automunito, in questo caso si forma subitamente una coda chilometrica di aspiranti vittime bramose di farsi sottoporre a qualsivoglia sevizia, altrochè! Ai "bravi soggetti" ovvero ai fessi come il sottoscritto, tocca nella migliore delle ipotesi, di fungere da valvole di sfogo, ovvero di sciropparsi le lagnanze di questa o quella squinzietta maltrattata dal 'brutalone' di turno, ma sempre dispostissime a concederviglisi ogniqualvolta questi si rifaccia vivo, oppure se lo mollano è per cadere nelle grinfie di un altro ancor più farabutto del precedente! Tutto nella norma! Mentre per i "bravi soggetti" vi è soltanto sfruttamento e menate per il naso, nevvero? So benissimo che come minimo verrò tacciato di bieco maschilismo ad oltranza, che quello che affermo costituisce la scoperta dell'acqua calda, che così va il mondo, ecc. ecc., ma sarebbe proprio ora che questo benedetto genere femminile, anzichè spappolarceli ipocritamente ad ogni piè sospinto, si facesse un serissimo esame di coscienza e la piantasse definitivamente con queste assurde "convulsioni epilettiche" verbali, denotanti esclusivamente una cattiva coscienza di fondo, che in quanto tali non portano assolutamente ad alcunchè di buono, ottenendo soltanto di esacerbare inutilmente gli animi! Ma questa è senz'altro un'utopia! Ci sarà pure un buon motivo, se è stato coniato il detto "Bacco, tabacco e Venere, riducono l'uomo in cenere", no? Su certe nefaste propensioni muliebri, si è dilungato anche il giornalista Pino Aprile, nel suo libro "Elogio dell'imbecille", quando rilevava che, poichè in caso di guerra a essere spediti sul campo di battaglia erano generalmente gli uomini migliori, alle donne rimaste sole nelle retrovie, in preda a certi irrefrenabili pruriti di natura facilmente intuibile, non rimaneva che 'sollazzarsi' o fra di loro, o con gli esemplari di scarto della specie maschile, il guaio peggiore era che, in quest'ultimo caso, sovente ne venivano letteralmente partoriti, inevitabilmente, altri "uomini cattivi", d'altronde con simili presupposti non ci si poteva certo attendere un diverso risultato!  E ci sarebbe da considerare anche la questione del cosiddetto "filo-femminismo ipocrita", come lo definì giustamente in tempi remoti lo scrittore Alfredo Todisco, durante una puntata della trasmissione televisiva "Maurizio Costanzo Show" in onda su Canale 5 in tarda serata, praticato da omuncoli ipocriti e opportunisti con la cattiva coscienza, producente anch'esso autentici sfracelli! Ma qui mi fermo, almeno per il momento, per eventualmente riprendere il discorso, alla prossima occasione che, ne sono sicuro, non mancherà!

lunedì 10 marzo 2014

Tutto va bene, madama la marchesa?

Nel novembre del 2009, uscì un libro intitolato "Fuori orario", scritto dal giornalista Claudio Gatti e pubblicato dalla coraggiosa casa editrice "Chiare Lettere", efficace e documentata disamina del dissesto del sistema ferroviario nostrano, che ottenne recensioni favorevoli anche sulle riviste specializzate come "Mondo Ferroviario" (l'autore della suddetta, entusiastica recensione era Claudio Pedrazzini, nome noto agli appassionati di argomenti ferroviari,  se la memoria non m'inganna). Orbene, poichè questa pubblicazione chiamava in causa pesantemente anche l'attuale amministratore delegato di Trenitalia, il riminese Mauro Moretti, in carica dal 2006, ecco che, il mese scorso, cioè a febbraio, sulla prima pagina del quotidiano "L'Unità", compare una lettera aperta di Trenitalia, dalla quale si evince che, nel frattempo autore ed editore sono stati citati in giudizio, costringendoli alla fine a ritrattare in particolare tutte le accuse mosse allo stesso Moretti, inducendoli inoltre a dichiarare che i fatti contestati nelle pagine del libro sarebbero antecedenti alla gestione dell'attuale amministratore delegato, che quindi risulterebbe candido come un giglio, come prevedibile in un paese immorale come il nostro, dove la cosiddetta giustizia si cala regolarmente le braghe di fronte al pezzo grosso di turno. Mah! Nella stessa lettera segue ovviamente un proclama, tipico di queste situazioni, in cui si afferma che Trenitalia, oltre ad avere un bilancio costantemente in attivo, avrebbe conseguito notevoli progressi nell'ambito della manutenzione, pulizia ed efficienza dell'intero sistema ferroviario nazionale, spacciandosi per l'ennesima volta come autentico fiore all'occhiello del paese. Tutto assolutamente nella norma! Dopotutto, nello stesso libro, che personalmente, augurandomi di non essere l'unico, continuo a ritenere validissimo e attendibilissimo in barba a simili e scontati esiti processuali, si afferma profeticamente che, Mauro Moretti, non è persona che tolleri essere messa minimamente in discussione, a torto o a ragione e direi proprio che l'esito finale (?) di questa vicenda lo dimostri ampiamente! Insomma il suo è proprio un comportamento degno di un 'piccolo duce', visto che poi, guarda caso, fra Rimini, sua città natale e una certa Predappio, non c'è poi molta distanza, almeno in linea d'aria. Purtroppo, da parecchio tempo, soprattutto per motivi di indigenza, non viaggio più in treno, poichè mi piacerebbe proprio poter verificare di persona, quale sia l'effettivo stato delle cose riguardo a questa benedetta rete ferroviaria, se sia cioè realistico l'idilliaco quadro dipinto per l'ennesima occasione da Trenitalia e Moretti, così come poter raccogliere eventuali teestimonianze di altri viaggiatori e ferrovieri, purtuttavia abitando negli immediati paraggi del nodo ferroviario più importante d'Italia, ovvero la stazione di Bologna Centrale, dal balcone di casa mia mi sembra di scorgere qualche incongruenza. Con la costruzione della stazione sotterranea dell'Alta Velocità, "terminata" (?) con parecchi anni di ritardo e relativa inaugurazione 'parziale' come da consuetudine (oltretutto creando enormi disagi ai residenti ed esercenti di via Carracci, con relativa congestione del traffico essendo la strada adiacente ai cantieri dei lavori, distruzione di falde acquifere come d'abitudine in simili frangenti, con relativo corollario di polemiche e conseguente riduzione dei binari di stazione in superficie dagli originari 17 agli attuali 10, essendo ora i restanti 7 situati nella nuova stazione sotterranea per l'alta velocità) i treni veloci non avrebbero dovuto liberare definitivamente i binari di superficie, a tutto vantaggio degli altri convogli? E allora come mai io noto chiaramente, stando sul balcone di casa, gli Etr 600 "Freccia Argento" e gli AGV "Italo", attestarsi a tutt'oggi sui binari di superficie? Non sono anch'essi treni ad alta velocità? La mia è un'osservazione idiota? In tal caso gradirei enormemente che qualcuno più competente di me in materia, me lo facesse sapere. Riguardo all'autore del libro incriminato (se penso che posseggo anche il famoso libro di Camilla Cederna su Giovanni Leone, che anch'esso per me continua a restare degnissimo di fede, la mia biblioteca personale comincia sempre più ad assumere un carattere eversivo), Claudio Gatti, residente da tempo negli Stati Uniti, lui stesso afferma nel libro che proprio il fatto di risiedere all'estero, gli fa avvertire gli endemici mali dei quali soffre il nostro paese, con ancor maggior chiarezza e non gli si può certo dar torto! Per quel che mi riguarda, da semplice comune mortale, non posso che esprimere la mia totale solidarietà all'autore ed alla casa editrice, considerando questa vicenda come un ulteriore brutto sintomo di recrudescenza di questo clima generale di oscurantismo e di soppressione di ogni forma di dissenso. Del resto come potevano un semplice giornalista e un piccolo editore non essere travolti dal cospicuo apparato legale della "corazzata" Moretti/Trenitalia? Troppo facile, in un sistema di potere perverso, debole con i forti e forte con i deboli, non ci vuole molto a capirlo! Anche il 'piccolo duce' Mauro Moretti contribuisce a farmi vergognare ancora di più di essere nativo di questa regione, l'Emilia-Romagna, perfetto! Sembrerebbe proprio che abbiamo perduto definitivamente ogni sia pur vaga capacità d'indignarci e questo vale per qualsiasi cosa! Ma ora mi rivolgo a voi, utenti abituali e saltuari, ferrovieri e compagnia bella, riformulandovi la mia banalissima domanda iniziale: tutto va bene, madama la marchesa? Perchè se è proprio così, sono pronto a prostrarmi al 'piccolo duce', cospargendomi il capo di cenere, ma stante i precedenti, ne dubito assai! Ad ogni buon conto, mi dichiaro pubblicamente predisposto ad una simile evenienza!!! / "Strada facendo" era il titolo di una bella trasmissione di varia umanità ed attualità che andava in onda anni fa, credo al mattino, su Radiouno, se non mi sbaglio, la cui sigla era costituita da una canzone portante il medesimo titolo ed è per questo motivo che ho voluto apporre il medesimo titolo a questo mio nuovo, ulteriore blog. Sinceramente, poichè al momento attuale, le uniche reti radiofoniche che seguo regolarmente sono Radiotre e Radiofd5, ignoro se la suddetta trasmissione vada ancora in onda. Per quanto concerne il sottotitolo, invece, c'è un rimando ad una vecchia pubblicità televisiva dei tempi di "Carosello", quella dell'amaro al carciofo Cynar, che si avvaleva dell'attore Ernesto Calindri, col celebre slogan che recitava, come frase finale: "Contro il logorio della vita moderna".