martedì 11 marzo 2014

Illuminismo.

Dal lontano 1912, nella caserma dei pompieri della cittadina di Livermore, in California, è accesa pressochè ininterrottamente una lampadina elettrica assai particolare. Vi venne a suo tempo collocata in pompa magna dalle locali autorità, in quanto sancì l'arrivo dell'energia elettrica in quel ridente centro abitato. Rimase spenta alcuni anni fa, per una mezz'ora circa, il tempo occorrente per essere traslocata dalla vecchia alla nuova sede del corpo dei pompieri locale. Di questa particolare lampadina, ne hanno parlato anche riviste scientifiche dal taglio divulgativo, cioè adottanti un linguaggio chiaramente comprensibile ad un largo pubblico e non solo agli addetti ai lavori, normalmente reperibili anche in edicola, ultimo in ordine di tempo il mensile "Focus", che l'anno scorso, l'ha menzionata all'interno di un articolo concernente la cosiddetta 'obsolescenza programmata' di molti generi di consumo. Pare che il filamento di questa lampadina, ovviamente ad incandescenza, la cui unica cosa che la differenzi da quelle di ultima produzione è la sua potenza naturalmente molto più bassa, sia a base di fibra di carbonio anzichè del più consueto tungsteno, ma chiaramente non è stato possibile verificarlo, poichè per esaminarla, occorrerebbe praticamente distruggerla. Si sa per certo che lampadine di questo tipo non sono mai state messe in commercio (ma che strana coincidenza!), per contro si ha notizia che, in epoca meno remota, alcuni prototipi sono stati realizzati dalla Navra nell'allora Germania dell'Est. Comunque sia, la durata media delle lampade ad incandescenza, con il consueto filamento di tungsteno, prodotte all'inizio degli anni '20 del secolo scorso e regolarmente in commercio, oscillava fra le 10.000 e le 30.000 ore. Senonchè, nel 1924, negli Stati Uniti, ci fu una riunione a livello mondiale di tutti i produttori di lampadine, con conseguente formazione di un consorzio denominato "Phoebius", tramite il quale venne deciso, di comune accordo, di abbassare la qualità dei filamenti e quindi di diminuire la durata effettiva delle lampadine. Nel 1941, questo consorzio venne processato e condannato da un tribunale degli Stati Uniti, ma tutto questo non servì a un bel niente, poichè nel dopoguerra e precisamente nel 1948, i produttori si riunirono nuovamente e a furia di ulteriori abbassamenti qualitativi congiunti ecco che ci ritroviamo noi consumatori con la scadentissima qualità delle ultime generazioni di lampade ad incandescenza, alla mercè di un mercato sempre più immorale, pronto "premurosamente" a proporci, o meglio ad imporci delle "alternative" che, nel caso delle lampadine, trattasi principalmente delle alogene e di quelle cosiddette a risparmio energetico, sbandierandone la loro presunta maggior durabilità rispetto a quelle ad incandescenza (ma se avete letto con attenzione ciò che ho scritto in precedenza, ne potete desumere facilmente che si tratta di una pietosissima bugia). Queste ultime attualmente vengono prodotte esclusivamente nei tipi adatti per l'illuminazione interna di fornelli e frigoriferi, ma per il resto sembrerebbero essere sparite completamente dalla circolazione, purtroppo! Sarà anche vero che le nuove lampadine abbiano un'efficienza energetica e quindi dei consumi minori, ma sulla loro effettiva durata, nutrirei dei seri dubbi. A parte il fatto che il prezzo di un'alogena è mediamente il doppio di quello di una ad incandescenza, mentre quello di una a risparmio energetico è almeno il doppio di quello di un'alogena, queste nuove lampade mi sembrano presentare alcune idiosincrasie, per non dire proprio delle incompatibilità con gli impianti elettrici preesistenti delle abitazioni, a differenza di quelle di vecchio tipo, se a ciò si aggiunge il fatto che simili porcherie vengano prodotte in prevalenza nell'estremo oriente, il quadro è completo. Innanzitutto quelle cosiddette a risparmio energetico non tollerano la presenza di variatori di tensione e crepuscolari, non sopportano inoltre frequenti accensioni e spegnimenti ravvicinati, mentre quelle alogene che non dovrebbero soffrire di simili inconvenienti, sembrerebbero tollerare di più gli interruttori a pulsante rispetto a quelli a pressione, suppongo per via del leggero ritardo con cui i primi inseriscono o interrompono il flusso della corrente elettrica, almeno per quel poco che ho potuto constatare. Insomma, nel mio caso, avendo un impianto elettrico completamente rifatto con materiali di prima scelta da una ditta serissima, come testimoniato dal dettagliatissimo e completissimo libretto d'impianto (placche, prese, pulsanti, variatori ed interruttori sono della costosissima linea "Living" della B-Ticino), nell'anno di grazia 2000 e quindi non certo in epoca preistorica, con cavi elettrici dalla sezione di 4 mm. quadrati nella linea principale destinata alla cosiddetta "forza motrice" e da 2,5 mm. quadrati nella linea secondaria destinata all'illuminazione, quindi ben oltre le specifiche minime a norma europea che prescrivono rispettivamente cavi da 2,5 e da 1,5 mm. quadrati, usando, tra gli altri, anche alcuni faretti dicroici, pensavo erroneamente che, almeno con le alogene, non avrei dovuto avere grossi problemi, visto che quelle a risparmio energetico le avrei dovute, per forza di cose, stante la presenza di variatori, escludere a priori. E invece così non è stato, purtroppo stranamente l'impianto elettrico del mio appartamento sembra non gradirle affatto, non si accendono proprio, mentre se me le faccio provare nel negozio dove le ho acquistate, funzionano! A costo di risultare esagerato, le ritengo una vera e propria fregatura, alla fine. Siccome so che in molte case ci sono impianti elettrici ben più vetusti del mio, non dovrei essere l'unico ad avere simili problemi, o no? A questo punto mi sorge un dubbio, non è che l'immissione sul mercato di questi nuovi tipi di lampade al posto delle vecchie, ha come reale obiettivo recondito ma non troppo, quello di costringerci a spendere altri soldi per rifare nuovamente di sana pianta gli impianti elettrici, compresi quelli di epoca relativamente recente come il mio? Significa anche che dovrei sbarazzarmi di tutti i lampadari, piantane, appliques e abat-jour con interruttore a pressione, acquistate nel corso dell'ultima dozzina di anni? Non ci sarebbe affatto da meravigliarsi, poichè nell'era dell'imperante "usa-e-getta", è naturale che il mercato non abbia alcun interesse a fornirci di beni durevoli, in ossequio alla legge dell'obsolescenza programmata. Vi ricordate il recente esborso supplementare al quale ci hanno costretti con l'introduzione del digitale terrestre? Vi ricordate la balla della presunta inalterabilità e indistruttibilità del compact disc, al momento del suo lancio? Soltanto per menzionare le prime cose che mi vengono in testa! No? Allora siete proprio di memoria corta, perciò continuiamo pure a farci volutamente ingannare e spennare come polli, almeno fino a quando i soldi non finiscono, dopodichè ci facciamo un paio di risate, incuranti del fatto che tutta questa marea di rifiuti "usa-e-getta" creino notevoli problemi di smaltimento, riciclaggio ed inquinamento, con relativi costi che si ripercuotono sull'intera società, come già ampiamente testimoniato anche da varie fonti ben più autorevoli del sottoscritto! Consumate e vi ritroverete consumati! Il che è bello ed istruttivo!    

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